Sistema osteoarticolare e terapia naturale

Terapia naturale per il Sistema Osteoarticolare

Tramite il mio Metodo offro un approccio terapeutico naturale per il sistema osteoarticolare seguita da dieta disintossicante e drenante, anch’essa come strategia terapeutica e cura naturale, con parallelo utilizzo degli integratori alimentari fitoterapici: disinfiammare l’organismo è la base per il benessere osteoarticolare.

  • Disintossicazione Epatica: Togliere le tossine circolanti contribuisce a ridurre le cause di infiammazione, il fegato è la sede principale di questa detossinazione per le modalità.
  • Basificazione: l’utilizzo di integratori basificanti è utile per integrare la dieta, perché non tutti gli alimenti vegetali sono basificanti e l’acidità prodotta dallo stress e dall’inquinamento è alta. La basificazione favorisce la risoluzione dei fenomeni infiammatori ed evita la perdita di calcio dal tessuto osseo

In questo articolo studieremo il sistema osteoarticolare e la relative terapie convenzionale e cure naturali che possono affrontarlo; come operatore olistico ovviamente tendo sempre a consigliare il secondo approccio.

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Le malattie osteoarticolari non riguardano un organo specifico ma un tessuto, il connettivo e di conseguenza tutto l’organismo, anche se l’apparato più interessato è quello del sistema osteoarticolare e principalmente le articolazioni, ma sono coinvolti tendini, muscoli, vasi, nervi e organi interni come polmoni e cuore. 

Alimenti da assumere e da evitare per il Sistema Osteoarticolare

Partiamo asserendo che gli alimenti peggiori e da evitare per il sistema osteoarticolare, sono quelli che producono scorie acide e sono costituiti da proteine che danno residui acidi, specie quelli di origine animale, quindi bisogna limitare le carni, specie quelle conservate (salumi e affettati), i formaggi stagionati; meglio le carni bianche (pollo, tacchino), pesce e i latticini freschi. 

  • Vanno meglio e sono da assumere alimenti come i vegetali, ma non quelli raffinati come pane, pasta e riso bianco e derivati, meglio quelli integrali che sono comunque acidificanti anche se in misura minore. 
  • Vanno bene la frutta e la verdura, dando la preferenza: alle banane, alle patate e olive che rendono i tessuti più alcalini, facendo attenzione però al loro contenuto calorico. 
  • Evitare lo zucchero e tutti i prodotti dolcificati e i cibi fritti e cotti molto a lungo che acidificano.

La reazione patologica fondamentale che colpisce il connettivo è l’infiammazione, reazione di difesa tipica dell’organismo nei confronti di ogni insulto che tende ad alterare l’equilibrio del tessuto.

L’umore flemma ha avuto un posto privilegiato tra i quattro umori della medicina antica, per farlo comprendere in termini moderni, questo umore materializza tutte le condizioni che preparano e manifestano l’infiammazione. 

Approccio fitoterapico alle malattie osteoarticolari

L’approccio in fitoterapia è vario per le malattie osteoarticolari, ci sono molte piante con attività antireumatica e antinfiammatoria, ma non esistono rimedi così potenti sul sintomo come quelli di sintesi. 

Il metodo fitoterapico cerca prima di rimuovere, per quanto possibile, le cause dell’infiammazione.

La medicina naturale è l’erede della medicina antica e riconosce l’importanza del drenaggio metabolico del fegato per eliminare le tossine del corpo, come gli antichi riconoscevano che la flemma squilibrata andava eliminata attraverso gli organi deputati all’espulsione degli umori e in questo le piante sono molto valide. 

Le tossine peggiori attualmente riconosciute sono quelle acide che rendono il connettivo meno fluido e bloccano la risoluzione dell’infiammazione in questo è importante l’alimentazione basificante con grande quantità di verdure ricche di Sali minerali. 

Inoltre, recenti ricerche hanno dimostrato che nell’organismo esiste uno stato permanente di infiammazione di basso grado; la sede fondamentale di azione per ridurla è l’intestino con il suo microbiota, come si è visto nei capitoli iniziali.

In definitiva l’approccio fitoterapico prevede delle piante ad azione antinfiammatoria che sono quasi prive di effetti collaterali e diventano sufficientemente efficaci se associati a dieta, apporto di acidi grassi omega3, drenaggio tissutale e detossinazione generale. 

Come si può intendere è un approccio multiplo che coinvolge anche lo stile di vita.

Terapia convenzionale del sistema osteoarticolare

Per curare il sistema osteoarticolare in buono stato si utilizza una terapia convenzionale che si basa sui farmaci steroidei (il capostipite è il cortisone) sono derivati sintetici del cortisolo, ormone prodotto dai surreni che tra le altre attività ha quella di bloccare la reazione infiammatoria, funzione valida per evitare che continui all’infinito distruggendo i tessuti e l’organismo. 

Sono molto efficaci agiscono neutralizzando a livello del nucleo della cellula la sintesi delle citochine. 

Hanno molti effetti collaterali nell’uso cronico, danno osteoporosi, obesità, iperinsulinemia, ulcere peptiche e rischio di infezioni.

Ci sono poi i FANS (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei) che hanno come capostipite l’acido acetilsalicilico derivata da piante di uso millenario (salice, spirea) e sintetizzato nel 1853 e fu il primo farmaco di sintesi prodotto in scala industriale alla fine dell’Ottocento. 

La sua azione si spiega con l’inibizione della ciclossigenasi e conseguente riduzione della sintesi delle prostaglandine, sono efficaci ma causano inibizione dell’aggregazione piastrinica e gastriti.

Dall’acido acetilsalicilico sono derivati i FANS di prima generazione con gli stessi meccanismi d’azione, adesso ci sono quelli di seconda generazione che inibiscono le ciclossigenasi due, più efficaci ma danno dolori addominali, diarrea e problemi cardiovascolari.

Altri farmaci sono usati nelle forme reumatiche croniche: i sali d’oro che inibiscono le prostaglandine, il complemento e l’attività dei lisosomi; la D-penicillamina che inibisce le IgM; il metotrexato a meccanismo non noto; questi ultimi tre causano molti effetti collaterali tra cui anemia, agranulocitosi, dermatiti, danni epatici e depressioni midollari. 

Poi ci sono i nuovi farmaci biologici, gli anti TNFα (infliximab) sono anticorpi monoclonali iniettati endovena che causano febbre brividi e prurito. 

Infine, ci sono gli immunosoppressori che bloccano la funzione dei linfociti T e TH e la produzione di interleuchine, causano molti danni epatici e depressione del midollo osseo.

Correlazione tra sistema osteoarticolare e malattie reumatiche

In correlazione al sistema osteoarticolare si parla anche di “malattie reumatiche” il termine viene da molto lontano, dalla medicina di Ippocrate e in greco (rheuma) significa scorrimento, cioè il fluire “dell’umore patologico flemma” che è il modo con cui gli antichi hanno cercato di spiegare il processo infiammatorio, il termine stesso infiammazione deriva da flemma

Secondo la medicina ippocratica esistono rapporti molto stretti tra gli organi nella formazione e metabolizzazione della flemma. 

Se c’è equilibrio può essere buona, se squilibrio (discrasia) diviene cattiva e causa la malattia infiammatoria che si manifesta con quattro caratteristiche tipiche definite da Galeno: rubor, dolor, calor tumor. 

In termini moderni la risposta infiammatoria rappresenta una difesa del connettivo da un agente nocivo (corpo estraneo, virus, batteri, ecc.), ed è costituita da tre fasi:

  • Fase acuta transitoria caratterizzata da vasodilatazione e aumento della permeabilità vascolare per richiamare sostanze e globuli bianchi dal sangue (rubor=eritema).
  • Fase subacuta caratterizzata dall’infiltrazione di linfociti e fagociti (dolore calor= iperalgesia).
  • Fase cronica proliferativa con degenerazione tissutale e fibrosi (tumor=edema).

Queste fasi sono caratterizzate dalla liberazione nel tessuto interstiziale di diversi mediatori chimici: 

  • Prima Fase: Liberazione immediata di mediatori preformati (istamina).
  • Seconda Fase: Sintesi veloce di mediatori lipidici (prostaglandine, leucotrieni e PAF) 
  • Terza Fase: Sintesi più lenta (30 minuti) di mediatori proteici le citochine (interleuchine e TNF-α).

A livello macroscopico il sintomo principale è il dolore, localizzato all’articolazione o al tendine, ma a volte diffuso ai muscoli e alla cute. 

A volte si associa a gonfiore articolare, arrossamento della pelle. 

Spesso c’è difficoltà a muovere l’articolazione, a volte febbre e alterazione dell’umore con ansia e agitazione.

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di Massimiliano Sciannanteno

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